la gara dei falò che mai fu smessane mai conobbe rocchigiani ignavi
Silenzio rotto presto dal baccano
di badili raspanti sull'asfalto
per aprire la rotta, ed il pantano
l'oprar dell'uomo metteva in risalto.
Ah! Chi resisteva alla tentazione
di tuffarsi su quel soffice mare?
Tirar palle di neve ad un lampione?
Creare valanghe, farle rotolare? (422)
A gambe nude eravamo paonazzi
eppur le mani sentivam roventi,
ci dilettava costruir pupazzi;
pochi son simili, gioiosi momenti.
Gioia d'infante nutre l'innocenza,
ignoravamo la preoccupazione
ch'era in adulti per forzata assenza
dal lavoro; scarsa l'occupazione. (430)
Dopo la neve tornava il sereno,
con il sereno il gelo e scivolate
sopra il vitreo ghiaccio, senza freno
riducevan le natiche arrossate.
S'erano appena disciolti i ghiaccioli
e dal letargo risvegliato il grano
quando ridesta nei contradaioli
rivalità si riprendea la mano. (438)
D'antica e ignota origine, trasmessa
attraverso più secoli dagli avi
la gara dei falò che mai fu smessa
ne mai conobbe rocchigiani ignavi.
Tal gara ricorreva alla vigilia
del santo la cui festa poi fu tolta,
in tre anime spaccava la famiglia;
a febbraio iniziava la raccolta
di rovi, acace, tutte le scarpate,
tutte le strade che portano al paese
alacremente venivan rasate
da mani non avvezze a tali imprese. (450)
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