martedì 12 gennaio 2010

(15) All'ora stabilita,,482/514

lambendo dei falò l'un l'altra base
quasi a sgorgar da lor lucente lava.



All'ora stabilita il campanone
con gravi note mandava il segnale,
partivano le torce, una per rione
e un gran baccano esplodeva infernale;
eran rudimentali mortaretti
con colpi e colpi a ripetizione,
solfureo fumo salia verso i tetti
poi, improvvisa, potente esplosione (490)


copriva il già rimbombante fragore,
urla di gioia, grida di spavento,
battea comunque sempre forte il cuore;
era arrivato l'atteso momento.
Da rionali tedofori portate,
tra la calca s'aprivano la strada
le sacre torce, da tutti osannate,
tifava ognuno per la sua contrada. (498)


Giunte nel greto, presso quelle pire
nell'ombra cupe, pronte per il rogo
in pochi attimi le roventi spire
davano al fuoco l'agognato sfogo.
Eran fiamme alte più dell'alte case
che l'acqua ondulata rispecchiava
lambendo dei falò l'un l'altra base
quasi a sgorgar da lor lucente lava. (506)

Vinceva chi? Forse vincevan tutti,
ognuno vedeva il suo ardere meglio,
solo se uno cadeva dentro i flutti
allora d'altri esplodeva l'orgoglio.
Ardeva coi falò l'ultimo inverno
quasi che fosse sceso quella sera
benigno, a ricordarci il Padreterno
che dopo il freddo è sempre primavera. (514)

1 commento:

Anonimo ha detto...

BELLISSIMA
TE LA COPIO UN Pò PIù IN QUà PERCHè NOI QUELLO IN PICCOLO LO FACEVAMO ALLA FINE DEL CARNEVALE.
E CI DIVERTIVAMO FRA POVERI RIONI A CHI LO FACEVA PIù GRANDE , MA NON VINCEVAMO NIENTE , CI DIVERTIVAMO E BASTA.
LUCIA