domenica 10 gennaio 2010

1 Prologo; CAPITOLO PRIMO. 1/32

quell'atomico fungo, orrenda tomba
risvegliò il mondo sopra un cimitero

CAPITOLO PRIMO

Nacqui al tornare della primavera
dopo un inverno tenebroso e fosco
in quella terra generosa e fiera
ch'è l'appennino romagnolo e tosco,
dove il Montone ancora allegro scende
prima di giunger placido alla bassa,
là, dove in macchia starna non s'arrende,
col sacrificio paga la sua tassa. (8)

In condominio annidava lo storno
con le rondini sotto i cornicioni.,
sopra quei coppi rossi e tutt'intorno
indisturbati tubavan piccioni.
Era approdata la bianca colomba
da un lustro attesa sul pianeta intero,
quell'atomico fungo, orrenda tomba,
risvegliò l'uomo sopra un cimitero. (16)

Era dell'odio terminata un'era,
non più l'olio di ricino, il bastone,
ne "Me ne frego" su camicia nera,
sembrò nel mondo germogliar ragione.
Dell'odio ora era  terminata un era,
scarso era il pane, più scarso il lavoro,
ma primavera è sempre primavera
specie se poi l'inverno è stato duro. (24)

Umile fu progenie e tale il nido
ma mai che spento fosse il focolare,
ne mai bestemmia o d'ira un solo grido;
mi fu maestro Amor, per camminare.
Mia coetanea fu la novella Italia
senza corona senza più blasoni,
senza più duci o re, come me spoglia,
un popol partorì le sue illusioni. (32)


Da: Poema Operaio, storia in versi di un uomo comune dal dopoguerra ad oggi.




1 commento:

Anonimo ha detto...

Bellissima un'inizio degno di un grande poeta. Lucia