domenica 10 gennaio 2010

(2) Furon palestra.. 33/64

come il paiolo pieno di polenta

Furon palestra il fiume ed il Mercato,
l'un che da lavatoio allor fungeva,
l'altro perché rione dov'ero nato ,
l'un l'altro da finestra si vedeva,
impero vario e vasto per fanciulli
e, se mancavan giochi fabbricati,
non era impresa fabbricar trastulli,
di fantasia noi eravamo ben armati. (40)

Ci bastava avere un pugno di mota,
fare una conca, spiaccicarla al suolo,
ridurre in pizza la conca già vuota,
poi vederla scoppiare verso il cielo,
quel ciak bastava a rallegrare il cuore,
cuor di fanciullo che ancora non pecca,
però già sa godere e con rumore
esulta quando l'altro fa cilecca. (48)

Non era tempo quello assai veloce,
passavan lenti giorni e settimane,
l'uomo portava bene la sua croce,
non tutti i giorni rimediava il pane.
Pane che ho visto allora lievitare
e poi, sopra un tavoliere impastato,
da mani d'oro, porto ad infornare
sopra un'asse sulla spalla, allineato. (56)

Sapore antico che più si rammenta
come l'aringa, come il castagnaccio,
come il paiolo pieno di polenta
che a girarla ti si stancava il braccio,
e di castagne, la dolce farina
pressavamo in ditali come il gioco
che fanno oggi i bambini alla marina,
e in pasticcini trasformava il fuoco. (64)

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